Info e prenotazioni
Intero € 20
Ridotto Soci Coop € 15
Ridotto studenti € 5
Il diritto alla riduzione sarà controllato all’ingresso del concerto
Il canto della Sicilia tra musica colta e popolare
Programma
Nell’ambito della musica colta il termine “alla siciliana” è associato generalmente all’aria dolente e mesta in 12/8, tipica della commedeia pe’ mmusica napoletana, ma presente in tutto il repertorio settecentesco, da Bach a Händel, da Scarlatti a Corelli e Vivaldi. Questa tipologia costituisce tuttavia solo la più celebre riconfigurazione di altre modalità di evocazione musicale dell’Isola, che già a iniziare dall’Ars nova si usava associare a composizioni sia vocali sia strumentali. Verso la fine del XVI secolo e per tutto il XVII circolavano composizioni musicali di varia estrazione, tra popolare e colta: arie, duetti, trii, accomunati però da un’importante quanto caratterizzante occorrenza: l’utilizzo di una particolare composizione poetica in lingua siciliana aulica chiamata canzuna, formata da otto endecasillabi a rima alternata. Questo fenomeno letterario, noto come Petrarchismo siciliano, e nato già alla fine del XVI secolo, produsse una copiosissima quantità di ottave, sciolte o riunite in poemetti, date in stampa oppure frutto di pratica improvvisativa, i cui esponenti più celebri furono il monrealese Antonio Veneziano e il nobile palermitano Luigi Eredia.
Il tema che maggiormente caratterizza le canzuni riguarda l’amore non corrisposto, variamente declinato attraverso: l’uso delle iperboli più audaci e raffinate sull’amante deluso; il ricorso alle sfumature psicologiche più sottili e realistiche del sentimento amoroso non ricambiato; la ripetitiva rimostranza della crudeltà della donna ritrosa, cui fa da ossimorico contrasto l’esaltazione della sua ineffabile bellezza; l’accorata partecipazione di tutti gli elementi della natura e del cosmo – eruzioni vulcaniche, temporali, belve feroci, usignoli, stagioni, stelle, pianeti – al lamento inconsolabile del poeta. Questi soggetti letterari, plasmati in un registro linguistico dialettale, pur sempre contenuto in una dimensione aulica, ne determinano l’unicità e la peculiarità stilistica.
Questo concerto offre un panorama di alcuni esempi di tale originale quanto affascinante repertorio. Ne sono autori grandi compositori del periodo rinascimentale e barocco, quali Giandomenico Martoretta, Filippo Muscari, Carlo Milanuzzi, Giovanni Stefani, Vincenzo Tozzi. Tracce di questo repertorio sono state reperite in opere e cantate più tarde di autori quali Alessandro Stradella, Alessandro Scarlatti, Simone Coya. Tali arie non usano più la forma poetica della canzuna, ma ne conservano la denominazione e i tratti unici di un evocativo patetismo melodico.
Giandomenico Martoretta (1515-1566) La bella donna chi lu pettu m’ardi
Carlo Milanuzzi (sec XVII) Ora canusco ca so’ male natu
Giovanni Stefani (sec XVII) Suspiri miei che d’aura in ura siti
Giandomenico Martoretta Lu zzoppu fabru, squalidu Vulcanu
Giovanni Stefani Ingrata, disleali ed incostanti
Si ben mostru di fora tuttu yelu
Filippo Muscari (sec XVII) Occhi stativi attenti si viditi. Canzona a 3
Vincenzo Tozzi (1612-1679) Cori miu non amari e non è giocu
Sianu drudi li celi o sianu avversi
Pi’ quantu mi partij bedda di tia
Simone Coya (sec XVII) Cruda sorti, pietà. Aria alla siciliana
Bernardo Storace (1637ca- dopo 1664) Capriccio sopra la Spagnoletta
Alessandro Stradella (1643-1682) Il penare per te, bella, m’è caro
Anonimo (sec XVII-XVIII) O di sì ciechi abissi armi dulenti. Siciliana a due
Giovanni Bononcini (1670-1747) Che barbara pietà. Siciliana
Alessandro Scarlatti (1660-1725) Bella se vuoi per me… Aria alla siciliana
Carlo Grossi (1634-1688) La mia ninfa. Siciliana a tre
Jennifer Schittino e Santina Tomasello soprani
Alessandro Carmignani alto
Davide Ciarrocchi tenore
Marcello Vargetto basso
Giangiacomo Pinardi arciliuto e chitarra
Daniele Boccaccio clavicembalo