Info e prenotazioni
Biglietto unico € 10 + Ingresso al Museo
Il diritto alla riduzione sarà controllato all’ingresso del concerto
Per visite guidate prima del concerto contattare il numero 324.0018050 (via Whatsapp)
Haendel, Monteverdi, Strozzi, Cavalli
Programma
Barbara Strozzi (Venezia 1619— Padova, 1677) L’Eraclito amoroso, Cantata da “Diporti di Euterpe” Op. 2
Giovanni Felice Sances (Roma 1600 — Vienna 1679) Proserpina gelosa
“Da’ piu’ profondi orrori” – Cantata per voce e basso continuo
Claudio Monteverdi (Cremona 1567— Venezia 1643) “Disprezzata regina” dall’opera L’Incoronazione di Poppea
Francesco Cavalli (Crema,1602 – Venezia 1676) “L’alma fiacca svani’” dall’Opera La Didone
Henry Purcell (Westminster, 1659 – Londra,1695) “When I’m laid in hearth” dall’Opera “Dido and Aeneas”
Georg Friedrich Händel (Halle,1685- Londra,1759)
Dalla Suite per tastiere in Re min. HWV 428
Preludio “Sì, son quella” Dall’Opera Alcina
Dalla Suite per tastiere in Fa maggiore HWV 427
Adagio “Lascia ch’io pianga” Dall’Opera Rinaldo
Attraverso questa carrellata tra i maggiorni compositori del Seicento italiano per giungere all’acclamatissimo Haendel, che pure si forma in Italia, si delineano trame, affetti e contrasti tipici e modernissimi, sia per le arditezze musicali a cui arrivano Cavalli e Strozzi, sia per la potenza drammaturgica, rappresentata dal magnifico Claudio Monteverdi e dal romano Sances nel loro tipico declamato – arioso che portano musica e parola ad un unicum.
In entrambe e le scene di Ottavia e di Proserpina, declamate in un maturo Recitar Cantando, vengono descritti con modulazioni improvvise i cambi repentini degli affetti che riportano in maniera molto intensa condizioni di donne combattute dalla frustrazione di amare e di subire dallo stesso oggetto del loro amore innumerevoli tormenti.
Strozzi e il suo maestro Francesco Cavalli esprimono l’una l’esaltazione delle lacrime e l’altro il dolore e la rassegnazione attraverso grandi liricità che per l’epoca possono definirsi strumentali: all’interno di una danza di passacaglia sono inseriti dalla “serenissima cantatrice” delle lunghe frasi a carattere improvvisativo che esplorano tutto il registro vocale di soprano, e in Cavalli un ritorno alla declamazione ariosa ma sempre in ambito di danza, incorniciata da un vorticoso basso discendente cromatico, estremamente doloroso.
Il programma presenta un’ultima sezione di brani di G.F. Haendel. Dalle Suites del 1720 per tastiera raccolte con l’intento di rappresentare all’interno delle stesse opere strumentali opere composite contenenti stilemi diffusi nelle varie parti d’Europa e riunire quindi all’interno della singola suite brani in stile francese, italiano e tedesco, sempre permeate dalla sua magnifica originalità formale e armonica.
In “Sì, son quella” Alcina vive un momento di vulnerabilità che viene espressa dall’autore nella sua tipica scrittura a “sospiro” ossia una tecnica compositiva che interrompe la linea vocale con pause che incorniciano parole e versi in maniera da facilitare l’accentuazione del testo drammatico. Anche in questo caso la protagonista è sospesa tra due affetti contrastanti: orgoglio e malinconia.
Lascia ch’io pianga, Aria, tra le più celebri del “Caro sassone “esprime la dolente rassegnazione di Almirena prigioniera con una linearità della melodia quasi disarmante per l’inconsueta semplicità risultando allo stesso tempo di grande impatto emotivo.