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Storie di altri mondi
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Le tradizioni gastronomiche italiane spesso si sono plasmate e definite tramite apporti di altre culture che hanno interagito in un perpetuum mobile con le nostre identità.
È il caso della pasta (secca) e del pomodoro. Si pensa sovente agli spaghetti con la celebre salsa come se fossero una “nostra” preparazione gastronomica, d’altronde siamo conosciuti nel mondo anche per questo. Ma non c’è niente di più falso, o meglio, gli elementi che costituiscono questo piatto li abbiamo fatti nostri nel tempo e tramite l’interazione con altri.
Bisogna quindi ragionare su vasta scala, in diacronia, analizzando gli apporti giuntici dalle varie parti del mondo. La pasta secca, alle nostre latitudini, ci venne portata in dono dagli Arabi durante la loro dominazione della Sicilia dal IX secolo. Il successivo periodo normanno-svevo, in seno al quale prese vita la trattatistica tardo medievale afferente alla filiera testuale del “Liber de coquina”, decretò il successo di questa pasta il quale uso, molto velocemente, si espanse verso il Nord. Traviatissima, invece, la storia del pomodoro, elemento protagonista degli scambi colombiani. Chiamato “xi-tomatl” dagli Aztechi, spesso venne confuso dagli Occidentali con il “tomatillo”. Di complicata catalogazione tassonomica, come spesso accadeva per altre piante o frutti giunti dalle Americhe, per molto tempo venne utilizzato unicamente come ornamento durante gli sfarzosi banchetti dell’alta società e snobbato, o meglio malamente condannato, dalla trattatistica storica coeva. Soltanto nell’Ottocento, durante la “rivoluzione napoletana”, si comprese che dal rosso frutto se ne poteva trarre una salsa da abbinare, diremmo piacevolmente, alla pasta secca. Tutto questo ci fa comprendere quanto le contaminazioni, gli apporti
esterni e l’osmosi tra culture, anche in campo alimentare, possano risultare così dirimenti nel definire quelle che oggi, solo tramite lenti processi di acquisizione culturale, andiamo a chiamare “tradizioni gastronomiche”. E quindi le storie di altri mondi ci sono funzionali per comprendere la storia dei più iconici piatti nostrani.