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Considerazioni di Mazzini, nella sua “Filosofia della musica”, sulla Querelle des Bouffons:
“Abbiamo insegnato ai Francesi la musica – o meglio, quel tanto di musica che può insegnarsi – fin dai tempi di Clodoveo; e i loro storici dovrebbero ricordarsi delle inchieste di quel fondatore della nazionalità francese a Teodorico regnante in Italia, e dei cantori che tre secoli dopo Carlomagno traeva d’Italia per istruzione dei suoi. Più giù fino a Mazarino e a Lulli, venuto da Firenze a ordinare le scene francesi, e da lui alla riforma provocata da Rousseau, Ginevrino, e consumata, quanto concedevano le esigenze nazionali e i tempi, dall’Italiano Piccini, fino ai dì nostri, non mi vien fatto scoprire un’orma di questa musica francese ch’altri vorrebbe sostituire all’italiana su’teatri di Francia”.
Anche Pergolesi viene citato da Mazzini: “E sulla terra di Porpora e Pergolesi, sulla terra che ha dato Martini all’armonia, Rossini alla melodia, dispereremo che un genio sorga, il quale affratelli in sè le due scuole, e interpreti, purificandolo, in note il pensiero di che il secolo XIX è iniziatore agli ingegni? Quel genio sorgerà”.
Jean-Baptiste Lully, selezione strumentale da Le Bourgeois gentilhomme
Giovanni Battista Pergolesi, La serva padrona
Organico: clavicembalo, 2 cantanti, mimo, archi, fiati